Guglielmo GABETTO
Apri la scheda di G. Ferraris

Quando il calcio era ancora semplicemente il “pallone” e fare il calciatore un divertimento e non una professione, il Grande Torino era la squadra d'Italia. Gabetto di questa squadra non era solo il centravanti, ma riassumeva in sé tutte le caratteristiche di quel magica formazione. Segnava senza sforzo, con una superiorità naturale sugli avversari che ebbero solo poi l'Ungheria di Puskas e il Brasile di Pelé. All'Italia che usciva distrutta dalla guerra il Torino regalava anche una dei pochi legittimi momenti di orgoglio. E Gabetto che volteggia in acrobazia in area, resta un'immagine emblematica di quegli anni, molto più della stessa tragedia di Superga, dove quella squadra scomparve.

 

BIOGRAFIA

Attaccante completo, rapido nel breve e guizzante nel dribbling, con notevoli doti acrobatiche. Fantasioso realizzatore di gol apparentemente impossibili. La coordinazione e la potenza del tiro ne fecero un cannoniere implacabile.

Era acrobatico, astuto e malizioso, sfruttava il fisico longilineo e spigoloso per dare spettacolo. Odiava fare le cose banali. Per la sua eleganza e i capelli sempre in ordine, lisciati dalla brillantina a imitazione dell'altro grande juventino Raimundo Orsi, era chiamato il «Barone», come accadrà decenni dopo a Franco Causio.

Era il cosiddetto "uomo spogliatoio", sapeva sdrammatizzare ogni situazione, gratificato da una spontaneità tipicamente popolana.

Torinese purosangue, della Borgata Aurora, incominciò a giocare nella Juventus nel 1934, e in soli sette anni segnò 102 gol (di cui 86 in campionato) che ne fanno ancora oggi uno dei migliori realizzatori nella storia della società bianconera.

Nel 1941 fu acquistato, dal Torino Calcio, per la somma, notevole per l'epoca, di 330.000 lire. Nello stesso anno la società granata acquistò altri due juventini, Felice Borel e Alfredo Bodoira.

Qualcuno, scherzosamente, lo chiamava « La Santa Rita dei goleador», per i suoi gol così difficili da realizzare, un po' come i miracoli attribuiti alla Santa. Era molto amato dai tifosi, che lo chiamavano "Gabe". Lui legava profondamente con Franco Ossola, e ciò era proficuo anche in campo, dove il loro affiatamento dava buoni risultati alla squadra.

Quando arrivarono al Torino anche Ezio Loik e Valentino Mazzola poté giocare al meglio delle sue possibilità, e negli anni successivi divenne un pilastro del Grande Torino, unico autentico torinese di quella squadra insieme ad Operto.

Il giornalisto sportivo Giglio Panza, ricorda Guglielmo Gabetto perché erano entrambi nella Compagnia Atleti del 92° Fanteria. Quando Gabetto arrivò come recluta, Panza era già un graduato. Iniziò così la loro amicizia. Gli altri commilitoni avevano rispetto per lui, perché considerato un personaggio importante. Gabetto cercava di legare con tutti e faceva fino in fondo il suo lavoro di recluta. Una volta fece vincere una gara di marcia a Panza perché gli fosse concesso un permesso domenicale, così da trascorrerlo con la sua ragazza. Gabetto era già fidanzato con quella che sarebbe poi divenuta la moglie. Le loro strade si separarono durante il conflitto, Panza si occupò della guerra come cronista, mentre Gabetto rimase in città a giocare. Si ritrovarono dopo la Liberazione, quando ormai era già un tassello del Grande Torino.

Perì insieme ai suoi compagni di squadra nella tragedia di Superga. Nel Torino aveva segnato 120 gol in 219 p arti te, la stessa media eccezionale che aveva tenuto nella Juventus e che ne fa uno dei più grandi attaccanti del campionato italiano.

Curiosità

Un aneddoto per ricordare Gabetto. Era considerato un «discolo». Durante il ritorno da una trasferta a Trieste il pulmann del Torino fu inseguito dalla Polizia. Il «Barone» aveva riempito il bagagliaio di sigarette di contrabbando. Così gli furono ritirati i documenti, sequestrate le sigarette e per fortuna, grazie ai dirigenti granata, riuscì a rientrare a casa. Per riprenderseli dovette lottare a lungo, perché la Polizia voleva fargli giocare una p arti ta nella propria squadra, che aveva un incontro importante da disputare. Grazie all'accompagnatore granata riuscì a convincerli che la p arti ta del Torino in campionato era più importante della loro.

[ fonte: " http://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Gabetto " ]

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